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le concentrazioni di contaminanti presenti negli ambienti interni sono generalmente da 1 a 5 volte maggiori a quelle presenti negli ambienti esterni?
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Alisea News

12/09/2017

Certificazione ANMDO

La gestione igienica degli impianti di trattamento aria è un elemento di fondamentale importanza, per garantire una corretta qualità dell’aria respirata in ambiente indoor.  Come molti sanno, a livello internazionale le linee guida più conosciute, complete ed evolute in questa materia sono le ACR 2013 della NADCA (The HVAC Inspection, Cleaning and Restoration Association – www.nadca.com ).

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07/07/2017

LEGIONELLA E TORRI EVAPORATIVE

Una torre di raffreddamento è uno scambiatore di calore gas-liquido nel quale la fase liquida cede energia alla fase gassosa, riducendo così la propria temperatura. L’argomento è di grande attualità in quanto le torri di raffreddamento sono gli impianti maggiormente a rischio per la proliferazione del batterio Legionella.

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Sick Building Syndrome

Sindrome dell’Impiegato e Sick Building Syndrome (SBS) : malattie o leggende?

Mal di schiena? Mal di testa? Crampi alla mano o difficoltà visive? Tutto questo mentre siete a lavoro? Siete probabilmente affetti dalla sindrome dell’impiegato. Note sin dagli anni ’70, la sindrome dell’impiegato e la sindrome dell’edificio malato, rappresentano due entità patologiche interscambiabili che colpiscono tipicamente il dipendente d’ufficio e sono causa di circa il 40% delle assenze dal lavoro.

L’alterazione del microclima, dovuto agli spazi chiusi, al sovraffollamento, e ai macchinari da ufficio, è alla base di queste patologie. Tuttavia, la sovrapposizione dei sintomi con altre malattie, come il comune raffreddore, ha sempre reso queste patologie difficili da individuare (è, infatti, una diagnosi di esclusione), sino ad arrivare a dubitare della loro effettiva esistenza. Questo ha determinato una relegazione della SBS agli esclusivi addetti al lavoro, quali medici del lavoro (medico competente) e medici igienisti, nonché un’informazione insufficiente dei diretti interessati: gli impiegati.

Effettivamente, delle patologie riguardanti il microclima nel luogo del lavoro, se ne parla ancora poco; ciononostante il progresso tecnologico e legislativo in tale ambito ha avuto un notevole incremento negli ultimi 30 anni. Cercheremo di individuare le cause, le conseguenze e le soluzioni alla sindrome dell’edificio malato.

Il problema dell’inquinamento indoor

Lo sviluppo economico del secondo dopoguerra ha fatto emergere l’importanza della tutela dell’operaio sul posto di lavoro. Per risolvere il problema dell’inquinamento prodotto dalle industrie, gli Stati hanno promosso interventi e leggi specifiche che proteggessero la popolazione. La normativa riguardante la qualità dell’aria degli ambienti interni (indoor) è invece più tardiva; i primi studi risalgono agli anni ’70, quando vi furono alcuni casi di malattie polmonari, alcune letali, in edifici con impianti di condizionamento (1976 – epidemia di legionellosi in Philadelphia). Degna di nota è sicuramente la Legge Sirchia, famosa legge antifumo promulgata nel 2003 che imponeva il divieto di fumare nei locali chiusi, ad accezione di quelli privati non aperti a utenti o al pubblico. La qualità dell’aria degli ambienti interni rappresenta un elemento sempre più importante nei paesi economicamente sviluppati; basti pensare che nella nostra società si trascorre fino al 90% del proprio tempo in spazi chiusi e il 30-40% di questo tempo, nei luoghi di lavoro.

Bisogna specificare che sindrome dell’edificio malato e sindrome dell’impiegato non sono due patologie perfettamente sovrapponibili. La sindrome dell’impiegato colpisce il singolo individuo, che può lamentare patologie da cause chimiche, fisiche, infettive, nonché patologie osteoarticolari. La sick building syndrome necessità della collettività: almeno il 30% degli occupanti dell’edificio deve manifestare sintomi comuni (“reazione collettiva al microclima che colpisce la maggior parte degli occupanti e che non può essere correlata con una causa evidente quale un’eccessiva esposizione a un singolo agente o a un difetto del sistema di ventilazione” OMS). Per quanto limitativo possa essere il termine “impiegato”, tali patologie possono verificarsi in tutti i luoghi di lavoro (scuole, edifici industriali, sale conferenze, uffici, negozi, copisterie, ecc) e nelle residenze. Secondo l’edificio, e quindi secondo il tipo d’inquinante, può variare la sintomatologia. La qualità dell’aria negli ambienti interni varia in funzione di molteplici fattori:

– Attività umane: produzione di anidride carbonica con la respirazione, animali domestici, fumo di sigaretta, cibi e bevande;

– Inquinamento di origine interna: detergenti, profumi per ambiente, videoterminali, fotocopiatrici/stampanti, composti organici volatili, residui di combustione (cucine, fabbriche), fornelli a gas, stufe, mobili, moquette, tappeti, termoconvettori, amianto (vecchi edifici non a norma), polvere, antiparassitari, antitarme, sistemi idrici d’irrigazione, condizionamento e riscaldamento;

– Inquinamento di origine esterna: aria, smog, polvere, radon (gas radioattivo del sottosuolo).

A loro volta, gli inquinanti possono essere suddivisi in base al tipo:

– Inquinanti di tipo chimico: formaldeide, benzene, monossido di carbonio, anidride carbonica, amianto, anidridi di azoto e zolfo, idrocarburi, solventi, miscele;

– Inquinanti di tipo biologico: virus, batteri, funghi, acari, pollini;

– Inquinamento di tipo fisico: radiazioni UV, radiazioni ionizzanti (raggi x, radon), radiazioni elettromagnetiche, temperatura, umidità, rumore;

La maggior parte degli inquinanti di tipo chimico è tossica o molto tossica, altri sono invece irritanti, altri ancora sono cancerogeni (classificazione IARC – International Agency for Research on Cancer).

Le manifestazioni cliniche

I sintomi con cui la sindrome dell’edificio malato si manifesta, normalmente, sono:

– di tipo nervoso: mal di testa, capogiri, nausea, difficoltà di concentrazione, stanchezza, prostrazione, facile irritabilità, sonnolenza;

– di tipo oculare: secchezza oculare, eccessiva lacrimazione, congiuntiviti, bruciore, difficoltà a mettere a fuoco, stanchezza oculare;

– di tipo respiratorio: tosse, aumento delle secrezioni nasali, bruciore, respiro pesante, asma, affanno;

– di iperreattività aspecifica: eruzioni cutanee, alterazione olfatto e gusto;

Più tipici della sindrome dell’impiegato sono i sintomi osteoarticolari e muscolari, che possono evolvere in vere e proprie sindromi: mal si schiena, torcicollo, dolore articolare, ernia del disco, sindrome del tunnel carpale, s. di De Quervain, s. di Dupuytren, ecc. Le manifestazioni cliniche compaiono più precocemente nei soggetti predisposti (soggetti asmatici, allergici) e sono aggravate da un elemento spesso sottovalutato: lo stress.

I rimedi

Il D.L. 81-2008, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, stabilisce che il datore di lavoro è obbligato a Informare, Formare e Addestrare il dipendente, nonché di provvedere al mantenimento del suo stato di salute per mezzo di controlli di routine presso il medico competente. Non sempre questo accade, soprattutto in ambito privato, dove il dipendente tende a mascherare i propri malanni per timore di ripercussioni sul lavoro. Negli impiegati pubblici si osserva, invece, la tendenza ad accentuare le patologie, con costante aumento delle assenze dal posto di lavoro, causa d’ingenti perdite economiche per lo stato e per i cittadini.

Le manifestazioni cliniche della sindrome dell’edificio malato e dell’impiegato sembrano essere riconducibili all’alterazione di 3 elementi fondamentali: il microclima (inquinamento indoor), la postazione di lavoro e lo stress. La presenza di inquinamento dell’aria nei luoghi di lavoro è causa delle manifestazioni oculari, nervose, respiratorie e cutanee.

Come si può intervenire sul microclima?

– Periodici controlli dei sistemi di ventilazione e aspirazione;

– Garantire la corretta ventilazione, temperatura (20°-25°) e umidità (non superiore al 70%) dell’aria;

– Evitare il sovraffollamento degli uffici;

– Evitare tappeti, moquette, mobili in truciolato e altri elementi che trattengono polvere;

– Relegare le stampanti e fotocopiatrici in stanze o aree ben ventilate;

– Evitare il fumo di sigaretta anche al di fuori dei luoghi di lavoro;

– Pulizia accurata dell’edificio con detergenti non tossici/nocivi;

– Non andare a lavoro se si è influenzati.

La corretta postazione di lavoro è altrettanto importante quanto la qualità dell’aria. L’illuminazione deve essere possibilmente naturale e provenire dal lato della postazione di lavoro; nel caso di illuminazione artificiale, le luci devono essere schermate e poste sul soffitto. L’intensità della luce deve essere proporzionale alla precisione del lavoro. Le pareti e le superfici dei mobili dovrebbero essere di colore chiaro non riflettente (meglio evitare il bianco e il nero). Le dimensioni del banco di lavoro devono essere consone alla mansione da svolgere, devono consentire il corretto alloggiamento delle gambe ed eventualmente del poggiapiedi. Il sedile deve essere adattabile, confortevole, stabile e adeguato al tipo di lavoro. Bisogna rispettare una distanza di 50-70 cm da un qualsiasi monitor. È consigliabile mantenere l’angolo formato da schiena e gambe tra 90° e 110°, con ginocchia flesse ad angolo retto, per una corretta posizione da seduti. Passare molte ore in posizione scorretta predispone al mal di schiena e alla discopatia degenerativa.

Come precedentemente sottolineato, il datore di lavoro è tenuto a informare, formare e addestrare durante l’orario di servizio. Non saper usare una corretta postazione di lavoro è tanto dannoso quanto averne una di scarsa qualità.

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